Care amiche curvy,

oggi voglio parlare di un argomento ispirato da una conversazione che ho avuto con un’amica qualche giorno fa: l’accettazione del corpo che invecchia. Ebbene, una mia amica, sta attraversando un momento difficile: comincia a dover fronteggiare i primi acciacchi del tempo e a notare i mutamenti del suo corpo, non più quello di una volta. Da un mio punto di vista la sta facendo un po’ tragica: è una donna bellissima, che potrebbe fare invidia a molte ventenni e, il fatto che non riesca più a fare una spaccata o sei piani di corsa, (io non le ho mai fatte nemmeno a 20 anni) sono la conseguenza di una vita che non lascia molto tempo all’attività fisica. Anche lei è una “supermamma” che si divide fra lavoro e famiglia. Eppure, ci sono molte donne nella stessa situazione: incapaci di accettare rughe, cellulite e dolori mattutini.

Con lei mi sono trovata a ridere, non perché sottovalutassi il suo dolore emotivo, ma perché, alla fine, noi donne finiamo per non piacerci mai: quando siamo giovani siamo capaci di vedere difetti anche dove non ci sono e quando invecchiamo saremmo disposte a vendere anche l’anima pur di riavere indietro quei difetti che ci angosciavano e non dover affrontare quelli nuovi. Non ci accorgiamo della bellezza, la nostra bellezza, quando la possediamo, perché siamo troppo ingenue per riscontrarla, e non comprendiamo le possibilità offerte da un corpo ancora bellissimo quando trascorrono i primi decenni, perché non facciamo che rimpiangere ciò che abbiamo perso.

Ogni tanto mi chiedo se in quel secondo cromosoma X che ci caratterizza, sia predisposto un tool di autocritica, pronto ad angosciarci in ogni stagione della vita, perché per gli uomini non è così: ne ho visti molti, davanti allo specchio a pavoneggiarsi per nuove rughe e capelli finalmente brizzolati che, a loro dire, hanno un fascino particolare…. Ma in fondo loro sono quelli che aspettano con ansia l’arrivo della barba, mentre noi siamo quelle che si disperano quando cominciano a spuntare i primi peli sulle gambe! Insomma, mi sembra quasi che i pavoni siano la rappresentazione del modo in cui uomini e donne concepiscono se stessi: i maschi belli e colorati, con il loro passo fiero e il capo coronato; le femmine bruttine e dai colori smunti, un po’ cupe e meno ingombranti.

Recentemente ho letto l’intervista a Jane Fonda in cui, interrogata sull’età che avanza, ha detto:

“Negli ultimi anni ho trovato che la metafora più giusta per l’invecchiamento è una scala: l’ascensione dello spirito umano che conduce alla saggezza, all’integrità, all’autenticità. L’età non è affatto una patologia, l’età è un potenziale… E sapete una cosa? – chiede retoricamente l’attrice alla platea – non è un potenziale per pochi eletti”.

“Gran parte degli ultra 50enni si sentono meglio, sono meno stressati, meno ostili, meno ansiosi, tendono a vedere più similitudini che differenze e alcuni studi dicono che siano persino più felici […] e ho scoperto che quando vediamo la nostra terza età dal di dentro, anziché vederla dal di fuori, la paura diminuisce, ci si rende conto che si è sempre se stessi e forse anche di più”.

 

Donne, amatevi, perché siete belle, in modo diverso, da giovani e da più anziane, secche o curvy, alte o basse, ognuna unica e particolare.

Abiti: KITANA Curvy Style
Hairstyle by: ANNA ILARDI per FRANCO & CRISTIANO RUSSO
Makeup by: LORENA LEONARDIS
Photo by: MARINETTA SAGLIO