Care amiche curvy,

quest’anno i prestigiosi David di Donatello sono tornati su Rai Uno, suppongo che molte di voi abbiano avuto modo di vederli (scommetto che le più curiose e fashioniste avranno seguito come me, anche lo stellare red carpet su Rai Movie!).

La rete non poteva augurarsi niente di meglio che il fantastico discorso di Paola Cortellesi per aprire la serata e celebrare il ritorno della nostrana statuetta dorata in casa Rai. Confesso che per me è stato quasi uno shock: ero sul divano con la mia copertina e una bella tisana calda, a cuor leggero, quando Paola ha cominciato a parlare.

Mi sono subito ridestata: la Cortellesi è famosa per essere un personaggio comico della tv e del cinema italiano, quindi mi aspettavo che cominciasse movimentasse la serata con la sua ironia. Convinzione che è accresciuta quando ha nominato il “piccolo elenco di parole preziose”. Ero preparata a ridere e, invece, mi sono trovata a fine monologo, con le guance rigate di lacrime, ma con il cuore e l’anima ancora più soddisfatti di quanto avrebbe potuto fare un’allegra risata.

Non che Paola non mi abbia strappato anche un sorriso con il suo discorso, ma quel che mi ha maggiormente colpito è quanto avesse ragione e, quanto, allo stesso tempo, io non me ne fossi mai accorta, perché tutto ciò è rivestito, da un’aurea di normalità. In un momento storico come il nostro, è fin troppo semplice fare discorsi anti abusi: ormai siamo tutti d’accordo che si tratta di qualcosa di sbagliato.

La Cortellesi invece, è andata molto più a fondo è andata a scovare quelle abitudini, sedimentate da centinaia di anni, indisturbate, senza che nessuno, men che meno le dirette interessate, se ne accorgano. Facendo ciò, ci ha costretto a notare che “lo sbaglio” sta lì, in bella vista, nella routine di tutti i giorni.

La scoperta della mia “cecità” mi ha fatto pensare a tutte quelle donne “lontane” da me, per geolocalizzazione, cultura e abitudini, che, nonostante tutto, vedo così simili. Oggi, grazie a Paola, finalmente lo so: so che, a causa della mia storia di vita, sono una donna che non si era mai resa conto di quante parole declinate al maschile risultino innocenti, mentre declinate al femminile, finiscano tutte per dire sempre e solo una cosa, poco lusinghiera.

«Un uomo di strada è un uomo del popolo. Una donna di strada? Una mignotta. Un massaggiatore è un fisioterapista, una massaggiatrice? Una mignotta. Uno zoccolo è una calzatura di campagna, una zoccola invece?»

Ascoltando il monologo avrei voluto chiamare le mie amiche, i miei amici e chiedere: tu lo avevi mai notato? “Eppure, sei una donna”, o, “eppure sei un brav’uomo”!

Purtroppo dobbiamo arrenderci al fatto che il lessico è qualcosa di difficile da cambiare e richiede centinaia di anni, quindi, per quanto possiamo impegnarci e cominciare da oggi, tutti insieme, a far in modo che sia diverso, dobbiamo accettare il fatto che le cose non cambieranno da un giorno all’altro.

E’ importante però che tutti ascoltino, che tutti sappiamo e, soprattutto, che abbiamo consapevolezza, a partire dai nostri bambini, che sono i più facili “da salvare”. Per questo motivo mi sono ripromessa che starò attenta a educare Lupo ad amare, nel modo più dolce e rispettoso, le donne che incontrerà nella sua vita, siano esse insegnanti, amiche, compagne o quant’altro. Insegnerò a Luna ad amarsi e ad essere lei, la prima, a supportare e a fare squadra con le altre donne, senza screditarle mai.

Ho deciso questo perché mi rendo conto che ci sono ancora troppi uomini che non hanno capito cosa la donna effettivamente sia, e troppe donne che vedono le altre come una minaccia, più che come una risorsa. Se è davvero “time’s up”, le cose devono cambiare.

Vi lascio con il bellissimo monologo di Paola Cortellesi:

https://www.dailymotion.com/video/x6gnuen