Fotografo: Marinetta Saglio
Ci sono giorni in cui mi fermo e mi guardo intorno. Non per cercare ciò che manca, ma per rendermi conto di ciò che c’è. E ogni volta mi torna in mente una domanda che, forse, ci siamo posti tutti almeno una volta: la vita che ci rende davvero felici è una questione di fortuna, oppure nasce dalla capacità di costruirla giorno dopo giorno?
Per anni ci hanno insegnato ad attribuire le realizzazioni al caso. “Che fortuna hai avuto”, ci sentiamo dire quando qualcosa funziona, quando troviamo un equilibrio, quando il sorriso sembra arrivare con naturalezza. Eppure quella frase racconta solo l’ultima pagina della storia. Nessuno vede le paure affrontate in silenzio, le rinunce, i dubbi, i cambi di direzione, le volte in cui avremmo potuto accontentarci e invece abbiamo scelto di restare fedeli a ciò che sentivamo.
La fortuna esiste. Ci sono incontri che cambiano il corso delle cose, occasioni che arrivano quando meno ce le aspettiamo e coincidenze che sembrano fatte apposta per noi. Ma la fortuna, da sola, non basta. Può aprire una porta. Attraversarla è una scelta.
E non sempre ci sentiamo abbastanza forti per farlo.
Ci sono periodi in cui ogni passo pesa più del precedente. Giorni in cui abbiamo la sensazione che tutto remi contro, che qualsiasi decisione sia quella sbagliata, che il mondo intero abbia trovato il modo di ricordarci quanto siamo fragili. In quei momenti succede qualcosa di curioso: ci convinciamo di dover affrontare tutto da soli.
Indossiamo un sorriso quando dentro ci sentiamo smarriti. Continuiamo a dire che va tutto bene perché pensiamo che mostrare le nostre fragilità significhi essere deboli.
E invece è spesso vero il contrario.
La condivisione ha un potere che sottovalutiamo. Raccontare un momento difficile non cancella il dolore, ma gli impedisce di diventare una prigione. A volte basta qualcuno disposto ad ascoltare senza giudicare per ricordarci che non siamo gli unici ad aver attraversato il buio. Le storie degli altri diventano specchi in cui riconosciamo un pezzo della nostra. Ed è proprio lì che nasce una forza diversa: quella che non deriva dal non cadere mai, ma dal sapere che possiamo rialzarci.
Forse è proprio nei momenti più difficili che iniziamo a cercare uno scopo.
Lo immaginiamo come una risposta definitiva, qualcosa che un giorno apparirà davanti a noi con assoluta chiarezza. Ma forse lo scopo non è un punto di arrivo. Forse cambia mentre cambiamo noi. Forse non sapremo mai con certezza se quella è davvero la strada giusta, e forse non è nemmeno questo il punto.
La vera domanda è un’altra.
Quello che stiamo vivendo ci fa sentire vivi?
Ci permette di essere noi stessi, senza indossare maschere per compiacere gli altri?
Perché esiste una differenza enorme tra sopravvivere e sentirsi realizzati. La realizzazione non coincide con la perfezione, con il successo o con gli obiettivi raggiunti. È quella sensazione sottile che arriva quando ciò che facciamo è in armonia con ciò che siamo. Quando, finalmente, smettiamo di sentirci ospiti nella nostra stessa vita.
Per molto tempo ho pensato che il problema fosse trovare il mio posto nel mondo.
Poi ho capito che il problema era un altro.
Aspettavo inconsapevolmente che qualcuno mi dicesse che potevo occuparlo.
Aspettavo un’approvazione. Una conferma. Quasi un permesso.
Ma nessuno può concederci il diritto di essere noi stessi, perché quel diritto esiste già. Siamo noi che, troppo spesso, dimentichiamo di riconoscerlo.
Forse è questo il passo più difficile: sentirsi autorizzati a vivere la vita che desideriamo. Non quella che rassicura gli altri. Non quella che risponde alle aspettative. La nostra.
Con tutti gli errori che comporta.
Con tutta l’incertezza che inevitabilmente porta con sé.
Perché scegliere una strada non significa avere la certezza che sia quella perfetta. Significa avere il coraggio di percorrerla sapendo che, se un giorno cambieremo idea, potremo cambiare anche direzione.
Non possiamo controllare tutto ciò che ci accade. Ma possiamo decidere come abitare il tempo che ci viene dato.
E forse è proprio questo il privilegio più grande.
Non vivere una vita perfetta.
Ma una vita che ci assomiglia.
Una vita in cui, guardandoci allo specchio, possiamo dire di esserci stati davvero.
Non come spettatori.
Ma come protagonisti della nostra storia.
“Non aspettare che qualcuno ti dica che il tuo posto esiste. Esiste già. Il coraggio più grande non è trovarlo, ma smettere di chiedere il permesso per occuparlo.”
