Fotografo: Fabio Lovino
Milano in questi giorni ha un ritmo diverso. Le strade si riempiono di modelle, fotografi, addetti ai lavori, curiosi e di quella particolare energia che accompagna ogni Fashion Week. La città sembra trasformarsi in una grande passerella a cielo aperto, dove la moda non vive soltanto dentro le sfilate, ma anche nei bar, nei taxi, nei backstage improvvisati e negli incontri casuali.
La Milano Fashion Week Primavera/Estate 2027 è iniziata il 22 settembre e proseguirà fino al 28, con un calendario ricchissimo: 203 appuntamenti, tra sfilate, presentazioni ed eventi. Numeri che raccontano quanto Milano continui a essere uno dei luoghi più importanti per osservare dove sta andando la moda.
E forse la cosa più interessante è proprio questa: non bisogna guardare soltanto gli abiti per capire una Fashion Week. Bisogna osservare ciò che succede intorno.
Ci sono i cambi di programma dell’ultimo minuto, gli inviti custoditi quasi fossero piccoli oggetti preziosi, le corse da una parte all’altra della città, le persone che arrivano davanti a una location con pochi minuti di anticipo e quelle che, invece, sembrano sapere sempre esattamente dove andare. E poi ci sono i backstage, dove l’immagine perfetta che vediamo in passerella nasce da mani, prove, spilli, capelli sistemati all’ultimo secondo e abiti che devono essere pronti in pochissimo tempo.
È una macchina enorme, ma dietro tutta questa perfezione rimane sempre qualcosa di profondamente umano.
Tra le immagini che hanno già segnato questa edizione c’è quella di Prada, che ha scelto di concentrare la collezione quasi interamente sulle gonne. Sessantatré look che trasformano la gonna in un vero strumento di espressione, giocando con volumi, pieghe, pelle, trasparenze e sovrapposizioni. Non più semplicemente un capo da indossare, ma qualcosa attraverso cui raccontare personalità e umore.
E questa idea mi piace particolarmente perché parla anche a noi donne: la moda non dovrebbe dirci chi dobbiamo essere, dovrebbe darci possibilità.
Le tendenze che stanno emergendo a Milano sembrano muoversi proprio in questa direzione. Gonne protagoniste, silhouette da interpretare, sovrapposizioni, lavorazioni materiche e un rapporto sempre più interessante tra eleganza e quotidianità. Anche il lavoro artigianale e la ricerca sui materiali stanno occupando uno spazio importante, con progetti dedicati ai designer emergenti e a nuove soluzioni per il futuro del guardaroba.
C’è poi un’altra parola che continua a tornare: artigianalità.
Durante Vogue World: Milano, ospitato nella Galleria Vittorio Emanuele II, la moda italiana è stata raccontata proprio attraverso il rapporto tra tradizione, manifattura, innovazione e tecnologia. Una sorta di dialogo tra quello che siamo stati e quello che possiamo ancora diventare.
E forse è proprio qui che mi viene spontaneo fermarmi a pensare alla donna curvy.
Perché mentre la moda parla di futuro, di inclusione, di nuove identità e di libertà, la domanda rimane sempre la stessa: dove sono i nostri corpi?
La risposta, quest’anno, non è ancora semplice.
Nel calendario ufficiale della Milano Fashion Week compare Elena Mirò, storicamente legata alla moda dedicata alle donne curvy, con una presentazione in Piazza Cordusio. È una presenza importante, anche simbolicamente, perché dimostra che il tema delle diverse fisicità continua ad avere uno spazio all’interno della manifestazione milanese.
Ma una cosa è avere un brand che parla alle donne curvy, un’altra è vedere quella stessa varietà di corpi distribuita con naturalezza sulle grandi passerelle.
Ed è qui che, secondo me, dobbiamo continuare a guardare.
I dati delle stagioni recenti mostrano infatti che la presenza di modelle curvy e plus-size sulle passerelle milanesi rimane molto ridotta. Nel calendario Autunno/Inverno 2026, per esempio, Glamour UK ha rilevato soltanto cinque modelle considerate curvy o plus-size su circa 2.655 presenze in passerella, indicando anche Marco Rambaldi come uno dei designer più costanti nel dare spazio alla diversità delle forme.
Questo non significa che nulla stia cambiando.
Anzi.
Significa che il cambiamento esiste, ma forse ha ancora bisogno di diventare quotidianità.
Penso a quello che è successo a Milano nel 2023 con Karoline Vitto e il progetto sostenuto da Dolce & Gabbana: trenta modelle curve hanno sfilato insieme, trasformando una passerella in un messaggio molto concreto sulla possibilità di vedere corpi diversi nello stesso spazio della moda.
E allora forse la domanda non dovrebbe essere soltanto “quante modelle curvy abbiamo visto?”.
La domanda potrebbe essere: quando smetteremo di considerare straordinaria la presenza di un corpo normale?
Perché una donna curvy non dovrebbe essere invitata nella moda come ospite speciale. Dovrebbe poterci abitare.
Con un abito trasparente.
Con una gonna importante.
Con una giacca strutturata.
Con le gambe scoperte.
Con un corpo morbido che non ha bisogno di essere nascosto, corretto o spiegato.
Mi piace pensare che la vera evoluzione della moda non sarà una passerella composta soltanto da corpi diversi per dimostrare qualcosa. Sarà il giorno in cui nessuno farà più caso alla differenza.
Quando una modella curvy entrerà in passerella e penseremo semplicemente: che bello quell’abito.
Perché alla fine è questo che dovrebbe succedere.
Guardare una collezione e immaginare noi stesse dentro quelle possibilità.
In questi giorni Milano ci racconta una moda sempre più interessata alla libertà di interpretazione, alla creatività e alla ricerca di nuove forme. E forse questa libertà deve necessariamente comprendere anche il corpo.
Non un corpo ideale.
Non un corpo corretto.
Un corpo vero, con la sua storia, le sue proporzioni, le sue morbidezze e il suo modo unico di occupare lo spazio.
La Fashion Week è ancora in corso e molte storie devono essere raccontate prima che Milano spenga le sue luci. Ma una cosa, per me, è già abbastanza chiara: la moda più interessante non è quella che ci chiede di cambiare per entrare in un vestito.
È quella che comincia a chiedersi come fare perché sia il vestito ad avere spazio per noi.
E forse questa è la tendenza più bella di tutte.
Sentirsi finalmente parte della moda, senza dover chiedere il permesso.
“La moda cambia davvero quando ogni corpo smette di chiedere spazio e comincia semplicemente a prenderselo.”
